Parodontite: cos'è, sintomi, cause e come si cura davvero
Dott. Nicolò Galeazzi — Odontoiatra esperto in Parodontologia e Implantologia · Master II Liv. in Parodontologia, Policlinico Gemelli, Roma · Socio Ordinario SIdP · profilo completo
Pubblicato: · Ultima revisione clinica:
Fonti: linee guida EFP, SIdP, letteratura peer-reviewed indicata nel testo.
Probabilmente hai sentito parlare di parodontite dal tuo dentista, oppure hai cercato su Google perché le tue gengive sanguinano da qualche tempo e vuoi capire se c'è qualcosa che non va.
Questa guida è stata scritta per darti le informazioni che ti servono davvero: cosa succede nei tuoi tessuti, come si riconosce la malattia, perché è così subdola e — soprattutto — cosa si può fare concretamente per fermarla.
Le informazioni qui contenute si basano sull'attuale classificazione internazionale delle malattie parodontali, pubblicata nel 2018 da Papapanou et al. per la EFP (European Federation of Periodontology), che è il riferimento scientifico adottato da tutti i parodontologi europei. Leggi fino in fondo: alcune informazioni potrebbero sorprenderti.
Cos'è la parodontite: la definizione precisa
La parodontite è una malattia infiammatoria cronica di origine batterica che colpisce il parodonto, cioè l'insieme dei tessuti che tengono il dente in posizione all'interno dell'osso mascellare. Questi tessuti sono: la gengiva, il cemento radicolare, il legamento parodontale e l'osso alveolare.
Il meccanismo è questo: i batteri gram-negativi anaerobi presenti nella placca subgengivale (quella che si forma al di sotto del margine gengivale, nella tasca che separa la gengiva dal dente) producono tossine che scatenano una risposta infiammatoria del sistema immunitario.
Se questa risposta infiammatoria persiste nel tempo, inizia a danneggiare i tessuti sani: prima la gengiva, poi il legamento parodontale, infine l'osso alveolare. La distruzione ossea è il segno distintivo e irreversibile della parodontite.
La caratteristica che rende questa malattia particolarmente insidiosa è che, nella maggior parte dei casi, non fa male. Il paziente non avverte dolore mentre l'osso si distrugge millimetro dopo millimetro. Spesso ci si accorge della malattia solo quando i denti iniziano a muoversi o il dentista misura le tasche con la sonda parodontale durante una visita di controllo.
Perché è diversa dalla carie
La carie è la parodontite sono entrambe malattie batteriche del cavo orale, ma colpiscono strutture diverse e seguono meccanismi completamente differenti.
La carie è una demineralizzazione della superficie dura del dente (smalto e dentina): i batteri cariogeni (principalmente lo Streptococcus mutans) fermentano gli zuccheri e producono acidi che sciolgono progressivamente lo smalto, creando la cavità che tutti conoscono. La carie è visibile, spesso fa male nelle fasi avanzate e si risolve con un'otturazione o, nei casi gravi, con un'estrazione.
La parodontite, invece, non tocca il dente in sé: aggredisce i tessuti che lo circondano è lo sostengono. Un dente perfetto, senza alcuna carie, può essere perso per parodontite grave se l'osso che lo tiene in sede è stato completamente distrutto.
Viceversa, un dente fortemente cariato può avere un parodonto perfettamente sano. Sono due malattie distinte che richiedono diagnosi e trattamenti specifici.
Parodontite vs gengivite: le differenze
Molte persone confondono la gengivite con la parodontite, oppure pensano che siano la stessa cosa in stadi diversi. In parte è vero, ma con una differenza fondamentale: la gengivite è reversibile, la parodontite no.
La gengivite è l'infiammazione della gengiva causata dalla placca batterica. Le gengive si arrossano, si gonfiano, sanguinano facilmente allo spazzolamento. Non c'è distruzione ossea. Se si elimina la causa (la placca), l'infiammazione recede completamente è la gengiva torna sana. È una condizione molto comune e facilmente trattabile.
La parodontite è lo stadio successivo: l'infiammazione ha superato il margine gengivale e ha iniziato a distruggere l'osso alveolare. A questo punto il danno è permanente.
La terapia parodontale può fermare la progressione della malattia e stabilizzarla, ma l'osso perso non si rigenera spontaneamente. Non tutta la gengivite diventa parodontite, ma tutta la parodontite è preceduta da gengivite. Ecco perché trattare la gengivite tempestivamente è la migliore prevenzione.
La parodontite è un'infezione cronica che distrugge l'osso senza provocare dolore. Non colpisce il dente in sé, ma i tessuti che lo sostengono. La gengivite è reversibile, la parodontite no: una volta perso, l'osso non si rigenera da solo. Riconoscerla presto è l'unico modo per fermarla in tempo.
I sintomi della parodontite
Conoscere i sintomi della parodontite è fondamentale per riconoscerla in tempo. Ricorda: la malattia può essere presente anche in assenza di dolore. Controlla regolarmente la tua bocca e segnala al tuo dentista qualsiasi cambiamento.
Sintomi precoci (che quasi nessuno riconosce)
Nelle fasi iniziali, i segnali della parodontite sono spesso sottovalutati o attribuiti a cause banali. Questi sono i campanelli d'allarme da non ignorare:
- 🩸 Sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento o l'uso del filo interdentale — il sintomo più comune e precoce. Non è normale che le gengive sanguinino: è sempre un segnale di infiammazione.
- 🔴 Gengive arrossate e gonfie — il colore normale della gengiva sana è rosa corallo; se è rossa, viola o gonfia, c'è infiammazione.
- 💨 Alitosi persistente — l'odore sgradevole è prodotto dai batteri anaerobi che proliferano nelle tasche parodontali.
- 😖 Gengive sensibili al tatto — fastidio quando si spazzolano le zone interdentali o durante la masticazione di cibi duri.
- 📏 Gengive che sembrano "abbassarsi" — la recessione gengivale è un segno precoce di perdita di attacco; i denti sembrano più lunghi del solito.
Sintomi avanzati
Se la malattia non viene trattata nelle fasi iniziali, i sintomi diventano sempre più evidenti e preoccupanti. A questo stadio la distruzione ossea è significativa:
- 🦷 Denti che si muovono — la mobilità dentale è il segnale che l'osso di supporto è gravemente compromesso. I denti non tornano stabili da soli.
- ↔️ Spostamento o diastemi — i denti iniziano a spostarsi di posizione, compaiono spazi tra denti che prima erano a contatto.
- 🔥 Ascesso parodontale — accumulo di pus nella tasca parodontale, con gonfiore localizzato, dolore pulsante e talvolta febbre.
- 🫦 Tasche parodontali profonde — la sonda parodontale misura profondità superiori a 4 mm (normale: 1-3 mm); nelle forme gravi si superano i 6-7 mm.
- 🪥 Sapore metallico persistente — spesso associato al sanguinamento è alla presenza di pus nelle tasche.
- 😬 Dolore durante la masticazione — nelle fasi molto avanzate, la pressione masticatoria diventa dolorosa sui denti con scarso supporto osseo.
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Prenota su WhatsApp · Osimo (AN)Cause e fattori di rischio
La parodontite non è mai causata da un singolo fattore. È il risultato di un'interazione complessa tra la presenza di batteri specifici, la risposta immunitaria dell'organismo è una serie di fattori locali e sistemici che possono amplificare o attenuare il danno. Capire i propri fattori di rischio è il primo passo per un trattamento efficace è una prevenzione mirata.
La causa primaria è sempre batterica: senza placca batterica subgengivale non c'è parodontite.
I principali agenti patogeni parodontali sono batteri anaerobi gram-negativi come Porphyromonas gingivalis, Tannerella forsythia e Treponema denticola (il cosiddetto "complesso rosso"), insieme ad altri microrganismi come Aggregatibacter actinomycetemcomitans. Tuttavia, la semplice presenza di questi batteri non è sufficiente: la risposta immunitaria dell'ospite gioca un ruolo determinante nel decidere se e quanto la malattia progredisce.
Fumo e parodontite
Il tabagismo è il fattore di rischio modificabile più importante per la parodontite.
I fumatori hanno un rischio da 2 a 7 volte superiore di sviluppare la forma grave rispetto ai non fumatori. Le ragioni sono molteplici: la nicotina riduce il flusso sanguigno nelle gengive (rendendo il sanguinamento — paradossalmente — meno frequente nei fumatori, il che può mascherare l'infiammazione), altera la risposta immunitaria locale, riduce la capacità di guarigione dei tessuti e promuove la colonizzazione batterica.
L'effetto del fumo compromette anche la risposta alla terapia: i fumatori rispondono peggio alle cure parodontali rispetto ai non fumatori, con tasche che si riducono meno è un rischio di ricaduta più elevato durante il mantenimento. La cessazione del fumo è parte integrante del piano di cura parodontale e migliora sensibilmente i risultati a lungo termine.
Diabete e parodontite
La relazione tra diabete e parodontite è bidirezionale: il diabete aumenta il rischio è la gravità della parodontite, ma anche la parodontite peggiora il controllo glicemico. Questo legame è stato studiato a fondo dalla ricerca internazionale, in particolare nel documento di consenso pubblicato da Sanz et al. per EFP e IDF (International Diabetes Federation).
I pazienti diabetici con controllo glicemico scarso (HbA1c elevata) presentano un'infiammazione sistemica di base più elevata, una risposta immunitaria alterata è una capacità di guarigione ridotta. Questo li rende più vulnerabili all'infezione parodontale.
Allo stesso tempo, la parodontite non trattata aumenta i livelli di citochine infiammatorie sistemiche, peggiorando la resistenza all'insulina. Trattare la parodontite nei pazienti diabetici contribuisce a migliorare il controllo glicemico.
Predisposizione genetica
Non tutti i pazienti con uguale livello di igiene orale sviluppano la parodontite con la stessa gravità.
La componente genetica spiega in parte questa variabilità: alcune persone hanno una risposta infiammatoria geneticamente più aggressiva, con una produzione più elevata di citochine pro-infiammatorie come l'interleuchina-1 (IL-1). Chi ha familiari di primo grado con parodontite grave ha un rischio aumentato e dovrebbe sottoporsi a controlli parodontali più frequenti.
Altri fattori di rischio rilevanti includono: stress cronico (che altera la risposta immunitaria), osteoporosi (che accelera la perdita ossea), uso di certi farmaci (antiepilettici, calcio-antagonisti, immunosoppressori) che causano iperplasia gengivale, e condizioni che compromettono il sistema immunitario come l'HIV.
Anche la respirazione orale, l'affollamento dentale e un'occlusione non corretta possono essere fattori locali che aggravano la situazione.
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Prenota visita su WhatsAppGli stadi della parodontite
Secondo la classificazione internazionale del 2018, la parodontite viene classificata in quattro stadi (I-IV) in base alla gravità del danno, è in tre gradi (A, B, C) in base alla velocità di progressione. Questa tabella riassume i quattro stadi clinici:
| Stadio | Perdita di attacco | Perdita ossea radiografica | Profondità di tasca | Caratteristiche aggiuntive |
|---|---|---|---|---|
| Stadio I Lieve |
1–2 mm | Terzo coronale (<15%) | ≤ 4 mm | Nessuna perdita di denti per parodontite |
| Stadio II Moderata |
3–4 mm | Terzo coronale (15-33%) | ≤ 5 mm | Nessuna perdita di denti per parodontite |
| Stadio III Grave |
≥ 5 mm | Oltre terzo coronale (>33%) | ≥ 6 mm | Perdita ≤ 4 denti, mobilità classe I-II, difetti verticali ≥ 3 mm |
| Stadio IV Molto grave |
≥ 5 mm | Oltre terzo coronale (>33%) | ≥ 6 mm | Perdita ≥ 5 denti, mobilità classe III, collasso occlusale, masticazione compromessa |
Il grado (A, B, C) descrive invece la velocità di progressione stimata: il grado A è lenta (nessuna evidenza di progressione negli ultimi 5 anni), il grado B è moderata, il grado C è rapida, tipicamente associata a forti fumatori, diabete scarsamente controllato o giovane età con danno sproporzionato.
Conoscere stadio e grado è fondamentale per stabilire il piano di cura è la frequenza del mantenimento. Per i casi più avanzati: Parodontite Stadio IV — cosa fare e come non perdere i denti.
La parodontite si guarisce?
Questa è la domanda che quasi ogni paziente fa durante la prima visita, e merita una risposta onesta e precisa: no, la parodontite non si guarisce nel senso di ritornare alla condizione originale. Il tessuto osseo distrutto dalla malattia non si rigenera spontaneamente, è le tasche parodontali profonde non si chiudono da sole.
La buona notizia è che la parodontite si può stabilizzare con le cure appropriate. Questo significa che è possibile fermare la progressione della malattia, ridurre l'infiammazione, diminuire la profondità delle tasche parodontali e mantenere i denti stabili e funzionali per molti anni — anche decenni, se il mantenimento viene rispettato.
I dati clinici a lungo termine dimostrano che i pazienti trattati e inseriti in un corretto programma di terapia di supporto parodontale (SPT) mantengono la maggior parte dei propri denti per 20-30 anni, anche in caso di forme gravi. La perdita dei denti non è inevitabile: è una conseguenza del mancato trattamento o del mancato mantenimento.
In alcuni casi selezionati (tasche profonde con difetti ossei verticali favorevoli), tecniche chirurgiche rigenerative possono reintegrare parzialmente il tessuto osseo perduto usando membrane e biomateriali. Ma si tratta di eccezioni, non della regola. Il messaggio principale è: inizia le cure prima possibile, segui il mantenimento, e i tuoi denti possono restare per tutta la vita.
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Prenota su WhatsApp · Osimo (AN)Come si cura la parodontite: il percorso corretto
La terapia parodontale è un percorso strutturato in fasi sequenziali. Non esiste una cura rapida o una soluzione in una singola seduta: la parodontite richiede un approccio sistematico, collaborazione attiva del paziente è un monitoraggio continuativo nel tempo. Il protocollo clinico raccomandato dalle linee guida europee si articola in quattro fasi principali.
Fase A — Debridement non chirurgico (terapia causale)
La fase attiva della cura inizia sempre con la terapia causale non chirurgica: il parodontologo rimuove il biofilm batterico e i depositi di tartaro che si sono formati al di sotto del margine gengivale, in profondità nelle tasche parodontali, dove lo spazzolino non arriva.
È la fase più importante dell'intero percorso e, nella maggior parte dei casi, quella determinante per l'esito del trattamento.
Le linee guida europee (EFP, 2020) chiariscono che l'obiettivo principale non è più ricorrere a un approccio invasivo sulla radice, ma rimuovere il biofilm batterico con un approccio mini-invasivo e mirato.
La terapia moderna — chiamata debridement subgengivale — utilizza strumenti manuali sottili e apparecchiature a ultrasuoni calibrate per disturbare la comunità batterica senza asportare inutilmente tessuto radicolare sano. Il risultato è lo stesso — la riduzione dell'infiammazione è la chiusura delle tasche — con meno stress per i tessuti.
In casi selezionati, come tasche profonde o difetti ossei ben delimitati, il parodontologo può adottare un approccio ancora più preciso chiamato MINST (Minimally Invasive Non-Surgical Therapy).
Questa tecnica utilizza strumenti a punta sottile è una visione ingrandita per raggiungere le zone più difficili con la massima precisione è il minimo traumatismo. Studi clinici pubblicati tra il 2022 è il 2024 mostrano che i pazienti trattati con MINST riferiscono meno fastidio post-seduta e presentano una riduzione più rapida dei marcatori infiammatori rispetto alla strumentazione tradizionale.
La procedura viene eseguita in anestesia locale per eliminare qualsiasi fastidio e garantire una strumentazione completa e accurata. Il debridement può essere eseguito dal parodontologo o da un'igienista dentale con formazione avanzata in parodontologia — la qualità del risultato dipende dalla preparazione specifica di chi esegue la procedura, non dalla figura professionale in sé.
Prima dell'inizio — e lungo tutto il percorso — viene dedicata un'importante sessione di igiene orale personalizzata: il paziente impara o perfeziona le tecniche di spazzolamento e l'uso degli scovolini interdentali. Senza un'igiene domestica accurata, nessuna terapia può dare risultati duraturi.
Nella mia pratica quotidiana, il debridement subgengivale mini-invasivo risolve la maggior parte dei casi di parodontite di stadio I e II senza bisogno di chirurgia.
Il fattore che più influenza il risultato non è la tecnologia utilizzata, ma la collaborazione del paziente: spazzolino elettrico rotante-oscillante e scovolino dopo ogni pasto fanno la differenza tra un trattamento riuscito e una ricaduta.
Fase B — Rivalutazione (10 settimane)
Dopo aver completato la fase attiva, si aspettano 10 settimane prima di procedere con qualsiasi altro intervento. Questo tempo è necessario perché i tessuti parodontali completino la risposta infiammatoria, le tasche si riducano è la risposta alla terapia diventi valutabile.
Alla rivalutazione, il clinico esegue un nuovo sondaggio parodontale completo e confronta le misurazioni con quelle iniziali.
In molti pazienti, soprattutto negli stadi I e II, la rivalutazione mostra già una risposta eccellente: le tasche si sono ridotte, il sanguinamento è diminuito drasticamente, e non è necessario alcun ulteriore intervento chirurgico. Il paziente viene inserito direttamente nel programma di mantenimento.
Nei casi più complessi (stadi III e IV, tasche residue profonde, difetti ossei), la rivalutazione orienta la decisione sulla necessità di procedere con la fase chirurgica.
Fase C — Chirurgia parodontale (solo se necessaria)
La chirurgia parodontale non è obbligatoria per tutti i pazienti. Viene indicata solo quando, dopo la rivalutazione, persistono tasche parodontali profonde (generalmente > 5-6 mm) non accessibili adeguatamente con la sola strumentazione non chirurgica, oppure quando sono presenti difetti ossei che possono beneficiare di tecniche rigenerative.
Le principali tecniche chirurgiche utilizzate sono: il lembo parodontale (accesso chirurgico per una strumentazione più approfondita delle radici e rimodellamento osseo), la chirurgia resettiva (riduzione delle tasche residue attraverso il riposizionamento del lembo), è la chirurgia rigenerativa (utilizzo di membrane, bone graft e fattori di crescita per tentare di reintegrare il tessuto osseo perduto nei difetti verticali favorevoli).
La scelta della tecnica dipende dalla morfologia del difetto osseo, dalla posizione del dente e dalle condizioni generali del paziente.
Fase D — Mantenimento SPT (ogni 3-6 mesi)
La fase di terapia di supporto parodontale (SPT) supportato (SPT, Supportive Periodontal Therapy) è la fase più lunga del percorso — in realtà, è una fase permanente. Una volta stabilizzata la malattia, il paziente deve recarsi dal clinico ogni 3-6 mesi per le sedute di mantenimento.
Durante ogni seduta di SPT vengono effettuati: rivalutazione del sondaggio parodontale, rimozione professionale della placca è del tartaro sub e sopragengivale, rinforzo della motivazione igienica, e valutazione di eventuali siti in ricaduta che richiedano interventi localizzati.
La frequenza delle sedute (ogni 3 mesi nei casi gravi o in pazienti fumatori/diabetici, ogni 6 mesi nei casi stabili con ottima igiene) viene personalizzata in base al profilo di rischio individuale.
I dati clinici sono chiari: i pazienti che seguono regolarmente il mantenimento perdono significativamente meno denti rispetto a quelli che lo abbandonano. Il mantenimento non è un optional: è la parte più importante dell'intero trattamento per garantire la stabilità a lungo termine.
Quanto dura la cura?
Una domanda legittima, alla quale è importante rispondere con onestà. La durata del percorso di cura attiva dipende dalla gravità della malattia e dalla risposta individuale al trattamento, ma ecco una stima orientativa per comprendere le tempistiche:
- Fase A (SRP): generalmente 2-4 appuntamenti distribuiti in 2-4 settimane, a seconda del numero di quadranti trattati è della complessità del caso.
- Attesa per la rivalutazione: 10 settimane dopo l'ultima seduta di SRP.
- Fase C (chirurgia, se indicata): 1-4 sedute chirurgiche, con tempi di guarigione di 4-6 settimane per procedura, seguite da una rivalutazione post-chirurgica.
- Fase D (mantenimento): permanente, a vita, con sessioni ogni 3-6 mesi.
In totale, per un paziente con parodontite moderata (stadio II) senza necessità di chirurgia, dalla prima visita alla stabilizzazione passano 4-6 mesi. Per i casi gravi con chirurgia, si può arrivare a 12-18 mesi prima di dichiarare il caso stabilizzato.
Dopodiché inizia il mantenimento, che — ripetiamo — è per sempre. Questo non deve scoraggiare: le sedute di mantenimento sono brevi, rapide e non invasive, e rappresentano il modo più efficace (e meno costoso) per proteggere i propri denti nel tempo.
Parodontite non trattata: conseguenze nel tempo
Cosa succede se si ignora la diagnosi di parodontite e non si inizia alcuna cura? La risposta è univoca e supportata da decenni di letteratura clinica: la malattia progredisce, il danno si accumula, è le conseguenze diventano sempre più difficili e costose da gestire.
Nella fase iniziale, la parodontite non trattata porta a una distruzione ossea progressiva che può procedere a velocità variabile (nei soggetti con grado C la progressione è rapida, anche in giovane età). Le tasche si approfondiscono, i batteri anaerobi colonizzano habitat sempre più ampi e inaccessibili, è la risposta infiammatoria sistemica aumenta.
Nel medio termine compaiono i segni clinici evidenti: denti che si muovono, spostamento dei denti anteriori con comparsa di diastemi, recessioni gengivali marcate che espongono le radici (con conseguente ipersensibilità al freddo è al caldo), episodi ricorrenti di ascessi parodontali acuti con dolore, gonfiore e talvolta febbre.
Nel lungo termine, senza trattamento, la perdita dei denti diventa inevitabile.
Prima vengono persi i denti con meno supporto osseo (spesso i molari, per la presenza di biforcazioni radicolari), poi quelli intermedi e infine i frontali. La perdita dei denti non è solo un problema estetico: compromette la masticazione, altera il piano occlusale, provoca il sovraccarico degli elementi residui e — con il tempo — l'atrofia del tessuto osseo mascellare, rendendo anche la soluzione implantare più complessa e onerosa.
In sintesi: prima si interviene, meno danni si accumulano, minori sono i costi e migliore è il risultato a lungo termine. Ogni anno di ritardo equivale a osso perso che non si recupera.
Parodontite e salute generale: cuore, diabete, gravidanza
La parodontite non è una malattia confinata alla bocca. L'infiammazione cronica e i batteri che entrano in circolo attraverso le tasche parodontali hanno effetti documentati sulla salute sistemica. Le evidenze scientifiche attuali associano la parodontite non trattata a un aumentato rischio di diverse condizioni:
- Malattie cardiovascolari: i pazienti con parodontite grave hanno un rischio maggiore di infarto del miocardio e ictus. I batteri parodontali possono colonizzare le placche aterosclerotiche e l'infiammazione sistemica promuove la formazione di trombi.
- Diabete: come discusso in precedenza, il legame è bidirezionale. Trattare la parodontite aiuta a migliorare il controllo glicemico.
- Gravidanza: le donne in gravidanza con parodontite grave hanno un rischio aumentato di parto prematuro e basso peso del neonato alla nascita. L'infiammazione sistemica e alcune citochine prodotte nel parodonto possono influenzare le prostaglandine che regolano le contrazioni uterine.
- Malattie respiratorie: i batteri parodontali possono essere aspirati nelle vie aeree inferiori, favorendo polmoniti batteriche, specialmente nei soggetti immunocompromessi o anziani.
Questi argomenti meritano approfondimenti specifici. Puoi leggere di più nel nostro articolo dedicato al legame tra parodontite e diabete, e presto pubblicheremo un approfondimento sul rischio cardiovascolare.
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📱 Prenota visita su WhatsAppIn sintesi
- La parodontite è una malattia cronica delle gengive e dell'osso che sostiene i denti — se non trattata, porta alla perdita dentale
- Il trattamento segue fasi precise: diagnosi con sondaggio, terapia causale non chirurgica, rivalutazione ed eventuale chirurgia, poi mantenimento a vita
- Con il percorso corretto e controlli regolari ogni 3-6 mesi, la grande maggioranza dei pazienti mantiene i propri denti per tutta la vita
Domande frequenti sulla parodontite
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Per la pulizia quotidiana, usa uno spazzolino elettrico con testina rotante-oscillante: rimuove il 21% in più di placca rispetto al manuale (Cochrane Review, Yaacob 2014). È lo strumento più efficace che puoi usare a casa ogni giorno.
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Esperto in parodontologia e implantologia al Bios Center di Osimo (AN). Autore di "Combatti la Parodontite" e "Denti Fissi, Niente Ansia". Relatore in corsi di formazione e istruttore certificato del protocollo svizzero di rimozione del biofilm.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica. Per una diagnosi corretta è necessario un esame clinico professionale.