Linee guida EFP (Federazione Europea di Parodontologia). Diagnosi precisa per stadio e grado. Terapia graduata e verificata. Il percorso che funziona davvero — spiegato in parole semplici.
La parodontite è una malattia infiammatoria cronica di origine batterica che distrugge i tessuti di sostegno del dente — gengive, legamento parodontale e osso alveolare. È la prima causa di perdita dei denti negli adulti in Italia. Non è guaribile ma è trattabile: può essere fermata e stabilizzata con terapia parodontale non chirurgica (SRP) e terapia di supporto parodontale (SPT) periodico eseguito da un parodontologo.
Se ti hanno detto che per la parodontite basta fare l'igiene ogni sei mesi… ti hanno spiegato solo metà del problema.
La parodontite non vive sopra i denti. Vive sotto la gengiva. Dentro spazi chiamati tasche parodontali.
Lì si accumulano milioni di batteri che ogni giorno distruggono lentamente la gengiva, l'osso, i tessuti che tengono fermi i denti.
Lo spazzolino lì non arriva. E nemmeno la classica igiene semestrale arriva sempre in profondità.
È per questo che molte persone fanno la pulizia per anni… ma la malattia continua lentamente a progredire. Spesso senza dolore, senza accorgersene.
Come funziona
Molti pazienti arrivano qui e mi dicono: "Dottore, ma io non ho carie."
Ed è vero. Perché la parodontite non distrugge il dente. Distrugge l'osso che lo sostiene.
Pensa a un albero. Se il terreno sotto l'albero sparisce… anche l'albero cade.
Con la parodontite succede esattamente questo. I batteri distruggono lentamente l'osso intorno al dente.
La parodontite è la prima causa di perdita dei denti negli adulti in Italia. Non la carie. La parodontite.
I segnali che non devi ignorare
Questi non sono segnali normali. Non dipendono dall'età. E non migliorano da soli.
Piorrea e parodontite
La piorrea è il termine popolare con cui si indica la parodontite, in particolare nelle forme più avanzate. Il nome deriva dal greco pyon (pus) e rhoia (flusso), perché nelle fasi terminali della malattia le gengive possono produrre secrezioni purulente.
Oggi il termine scientificamente corretto è parodontite, classificata secondo le linee guida internazionali EFP/AAP 2018 in base a stadio (I-IV) e grado (A-C). Il termine "piorrea" resta diffuso nel linguaggio comune e viene spesso usato dai pazienti per descrivere denti che si muovono, gengive che si ritirano e perdita ossea avanzata.
La piorrea si cura? Sì. La parodontite — anche negli stadi avanzati — può essere trattata e stabilizzata con un protocollo basato su evidenze scientifiche. Il primo passo è la terapia causale non chirurgica (debridement subgengivale): la rimozione del biofilm batterico e del tartaro dalle tasche parodontali con approccio mini-invasivo. Nei casi più gravi può essere necessaria la chirurgia parodontale.
Il punto fondamentale: prima si interviene, meglio è. La piorrea non migliora spontaneamente e progredisce sempre se non trattata. Se ti hanno detto "hai la piorrea" o "hai le gengive malate", non aspettare. Prenota una visita parodontale.
La malattia nascosta
Negli ultimi vent'anni la ricerca ha dimostrato che la parodontite non è solo una malattia della bocca. I batteri e le molecole infiammatorie che si liberano nelle tasche gengivali entrano in circolo e influenzano la salute dell'intero organismo.
Parodontite e diabete si alimentano a vicenda. Il diabete non controllato aggrava l'infiammazione gengivale; la parodontite non trattata rende più difficile il controllo della glicemia. Trattare le gengive migliora l'HbA1c. [1]
I batteri parodontali sono stati identificati nelle placche aterosclerotiche. L'infiammazione cronica gengivale è un fattore di rischio indipendente per infarto e ictus, riconosciuto dalle linee guida europee di cardiologia. [2]
Le donne con parodontite non trattata hanno un rischio maggiore di parto prematuro e bambini sottopeso. È raccomandato uno screening parodontale prima di una gravidanza programmata. [3]
La diagnosi corretta
Senza una diagnosi precisa, non esiste un piano terapeutico serio. La parodontite non si valuta ad occhio: si misura, si classifica, si studia. Ecco come il Dott. Galeazzi costruisce la diagnosi per ogni paziente.
Con una sonda millimetrata misuriamo la profondità delle tasche intorno a ogni singolo dente — 6 misurazioni per dente. Questo produce una chart parodontale completa: una mappa precisa del danno, punto per punto. Non si può sapere dove sono i batteri senza farlo.
La panoramica tradizionale spesso non basta. Eseguiamo radiografie endorali mirate per valutare con precisione il livello dell'osso intorno a ogni dente. Nei casi complessi, integriamo con la TAC Cone Beam 3D per una visione tridimensionale del difetto osseo.
Ogni caso viene classificato secondo la classificazione internazionale EFP/AAP 2018: stadio I–IV (gravità della perdita di attacco e dell'osso) e grado A–C (velocità di progressione e fattori di rischio). Questa classificazione non è burocrazia: definisce esattamente quale tipo di trattamento è indicato. Nei casi più avanzati, vedi Parodontite Stadio IV: cosa fare.
Fumo, diabete, predisposizione genetica, stress: ogni fattore influenza la velocità di progressione e la risposta alla terapia. Li valutiamo sistematicamente, perché un piano terapeutico che non li considera è incompleto.
Il percorso terapeutico
In breve: la parodontite si cura con un percorso in più fasi basato sulle linee guida EFP (Federazione Europea di Parodontologia): prima la terapia causale non chirurgica (debridement subgengivale, in anestesia locale), poi la rivalutazione a 10 settimane, l'eventuale chirurgia parodontale solo se necessaria, e infine la terapia di supporto periodica. Non esiste una cura unica, né una scorciatoia tecnologica.
La cura della parodontite non è un gesto unico. È un percorso strutturato, basato sulle linee guida EFP, personalizzato sulla diagnosi. Ecco come funziona nel nostro studio — senza semplificazioni.
Il primo e fondamentale step è il debridement subgengivale: rimozione accurata del biofilm batterico e del tartaro dalle tasche parodontali, in anestesia locale. Secondo le linee guida EFP (2020), l'obiettivo è rimuovere il biofilm con un approccio delicato e mirato — non con un approccio invasivo sulla radice, ma con un approccio mini-invasivo. L'area viene anestetizzata — non fa male.
Nel nostro studio integriamo il protocollo svizzero di rimozione non invasiva del biofilm, di cui il Dott. Galeazzi è istruttore certificato. Questa procedura può essere eseguita dal parodontologo o da un'igienista dentale con formazione avanzata in parodontologia, in base alla complessità del caso. Nella maggior parte dei pazienti, questo step è sufficiente per ottenere una risposta clinica stabile. Scopri come funziona il protocollo svizzero di igiene mini-invasiva, fase per fase.
Dopo 10 settimane dalla terapia causale, ripetiamo il sondaggio parodontale completo. I tessuti si sono ristabilizzati e la risposta biologica è leggibile. Questo step non è accessorio: è il momento in cui si decide se la terapia è conclusa o se è necessario un secondo livello di intervento. La rivalutazione è la differenza tra un trattamento serio e un trattamento approssimativo.
In alcuni casi — tasche profonde residue, difetti ossei angolari, lesioni di forcazione — la terapia non chirurgica non è sufficiente. In questi casi, le linee guida EFP indicano la chirurgia parodontale come scelta clinicamente corretta: resettiva per ridurre le tasche, rigenerativa per recuperare osso perso.
Scegliere la chirurgia quando serve non è una sconfitta — è la scelta giusta per salvare i denti. Nel nostro studio la chirurgia parodontale è uno strumento terapeutico, non l'ultima risorsa.
Cosa dice la scienza sulle tecnologie alternative
La SIdP — Società Italiana di Parodontologia — ha dichiarato che l'uso del laser nella terapia parodontale non è sufficientemente giustificato dai dati della letteratura scientifica. Tutti gli studi pubblicati concordano sul fatto che i benefici ottenuti non sono mai superiori alle procedure convenzionali, mentre i costi per il paziente aumentano significativamente.
Il Dott. Galeazzi si attiene alle linee guida EFP e alle indicazioni della SIdP, di cui è membro. Questo significa scegliere per ogni paziente il trattamento più efficace secondo la letteratura scientifica — non quello più tecnologico o più costoso.
Il protocollo svizzero
Il tartaro che vedi sopra la gengiva è solo una parte del problema. Dentro le tasche parodontali i batteri non vivono come singole cellule libere, ma organizzati in comunità altamente strutturate: il biofilm. Il biofilm è più resistente agli antibiotici e alle tecniche di pulizia tradizionali.
Il protocollo non invasivo che il Dott. Galeazzi utilizza e insegna è stato sviluppato per rimuovere il biofilm in modo più preciso, con meno trauma tissutale e risultati più stabili nel tempo. Combina strumentazione ultrasonica di nuova generazione con polveri di eritritolo a bassa abrasività, in un sistema che riduce il danno alle superfici radicolari mantenendo la massima efficacia battericida.
Il Dott. Galeazzi è istruttore certificato di questo protocollo e lo insegna a colleghi in corsi di formazione continua. Questo significa che non è una tecnica appena acquisita: è parte integrante del percorso di cura che propone ai suoi pazienti da anni.
D — Dopo la terapia
La parodontite è una malattia cronica. Questo significa che anche dopo una terapia perfettamente eseguita, la malattia può ripresentarsi se non viene monitorata. La terapia di supporto parodontale (SPT) (SPT — Supportive Periodontal Therapy) è parte integrante della cura — non un'aggiunta opzionale.
La frequenza delle sedute di richiamo viene definita sulla base dello stadio e del grado di ogni paziente, non con un protocollo unico per tutti. Chi ha avuto una parodontite di stadio III non può essere seguito con la stessa cadenza di chi ha avuto una gengivite.
Il Dott. Galeazzi ha fondato l'associazione Gengive Sane, un progetto dedicato alla prevenzione e alla sensibilizzazione dei pazienti sulla salute gengivale. Perché la malattia che non conosci non puoi combatterla.
Perché il Dott. Galeazzi
Vuoi capire come affrontiamo il tuo caso in base a dove vivi? Leggi come funziona curare la parodontite a Osimo oppure curare la parodontite ad Ancona.
Recensioni Google
Per anni ho evitato di sorridere nelle foto e mi coprivo la bocca quando ridevo. Il Dott. Galeazzi e tutto il suo staff si sono dimostrati non solo professionisti straordinari, ma anche persone di una umanità e delicatezza rara. Se potessi tornare indietro, lo farei molti anni prima.
Molto curata la parte comunicativa: spiegazioni chiare, orientate alla comprensione, non "standardizzate". Il vero valore aggiunto è stato il post-trattamento: indicazioni preventive pratiche e ragionate. Questo approccio, basato su educazione e autogestione consapevole, è esattamente ciò che rende la prevenzione efficace.
Consiglio vivamente questo studio per l'elevata professionalità e la cordialità di tutto il team. Ho apprezzato la competenza e la scrupolosità nel seguire ogni fase del trattamento, monitorandone con attenzione l'evoluzione e i risultati.
Domande frequenti
Valutazione 5,0 su 5 · 86 recensioni verificate su Google. Leggile tutte su Google →
Ottima esperienza, parodontite curata benissimo senza praticamente togliere nessun dente. Più che consigliato.
Mariano Antonelli · Recensione Google
Mi sono rivolto al dott. Galeazzi per la cura delle carie, ma durante la visita il dottore ha visto che avevo la parodontite. Abbiamo iniziato il trattamento un anno fa e ad oggi le mie gengive stanno molto meglio e hanno risposto bene al trattamento parodontale. Dottore consigliato per tutto quello che riguarda la salute della bocca.
Sorin Cristian Rogojinaru · Recensione Google
Recensioni reali dei pazienti pubblicate sul profilo Google dello studio. Estratti fedeli; testo integrale disponibile su Google.